Periodo romano

da due nuove ed esigenti colture: quella dell’ulivo e quella della vite, che da allora rappresentavano le colture più caratteristiche dell’entroterra capodidstriano.

Periodo romano
L’insediamento romano di Aegida, il cui sito viene identificato da alcuni storici alle pendici del monte Sermino, accanto alla foce del risano, mente da altri sull’isola rocciosa, sulla quale successivamente si sviluppò l’odierna Capodistria, viene citato nella sua opera “Naturalis istoria” da Plinio il Vecchio. L’emporio di Aegida dopo l’occupazione romana divenne un fiorente mercato che gli abitanti romanizzati iniziarono a regolamentare giuridicamente nel II e nel I secolo a.C., per cui, quanto l’Istria venne assegnata alla colonia settentrionale di Tergeste, Aegida entrò a far parte del territorio Tergestinus quale “oppidum civium Romanorum” (città con popolazione romana).

I pochi ritrovamenti risalenti al tardo periodo repubblicano di Roma, rappresentano quindi le prove più antiche inerenti l’insediamento dell’isola, per la quale prevalse il nome di Caprae ovvero Capris. I reperti indicano che la popolazione si occupava di pesca e della raccolta di molluschi, filava la lana, lavorava i metalli, l’argilla ed il vetro, mentre dell’area del nord Italia affluivano suppellettili di ceramica, lucerne ad olio e anfore.

I dati storici inerenti l’Istria nel periodo in questione, sono relativamente scarsi; l’Istria assieme alla provincia veneta formava l’unità amministrativa e territoriale “X Regio”, istituita già ai tempi dell’Imperatore Augusto e che, con lievi modifiche, venne identificata in epoca tardo romana come provincia “Venetia et Histria”. Il confine dei possedimenti romani in Istria, che dapprima si snodava lungo il fiume Risano (Formium), venne spostato suc